APPALTI E FORNITURE

19/09/2013

RICONOSCIUTO A IMPRESA DANNO PER I RITARDI DELLA P.A.


Con la Sentenza n. 4344/2013 il Consiglio di Stato ha condannato in solido il Comune di Camerino e la Regione Marche a versare 100.000 euro in favore di un'azienda, per i danni subiti a causa del ritardo nel rilascio di un'autorizzazione amministrativa.


L'impresa, operante nel settore minerario, il 7 agosto 1997 aveva trasmesso al Comune, che a sua volta l'aveva girato alla Regione, un progetto per il recupero ambientale di una cava in esito all'esaurimento del materiale estraibile.


Nell'attesa, in data 27 ottobre 1997 la società provvedeva ad inviare direttamente alla regione un nuovo progetto di variante, per la riduzione del volume estraibile. 


Il Comitato regionale per il territorio (C.r.t.), con atto del 28 ottobre 1997, esprimeva parere contrario sul primo progetto e riteneva di non poter esaminare la variante riduttiva, perché non esaminata dal Servizio per la tutela ed il risanamento ambientale e non trasmessa dal comune.


Il progetto di variante veniva, quindi, nuovamente inviato alla Regione Marche, tramite il Comune di Camerino, in data 13 novembre 1997, ma il Servizio regionale per la tutela ed il risanamento ambientale, con nota del 26 novembre 1997, ravvisava l'impossibilità di prenderlo in considerazione, "in quanto pervenuto dopo l'esame del progetto originario da parte del C.r.t.". 


Con nota del 4 ottobre 1999 il Comune di Camerino sottoponeva alla Regione il quesito, se sull'istanza comunale del 13 novembre 1997 si fosse formato il silenzio-assenso, ai sensi della legge reg. Marche 1° dicembre 1997 n. 71 (Norme per la disciplina delle attività estrattive), in rapporto alla nota del 26 novembre 1999, di tenore negativo, del Servizio per la tutela ed il risanamento ambientale.


In sostanza la variante è stata prodotta in ritardo per un vizio procedurale contestato dalla Regione, ed è stata respinta dalla stessa Regione perché arrivata in ritardo.


L'azienda presentava dunque ricorso al TAR Marche che, con sentenza del settembre 2006 respingeva la richiesta risarcitoria sulla base dell'assunto per cui non era ravvisabile nella vicenda un atteggiamento colposo da parte dell'amministrazione.


Il giudizio di appello instaurato avverso tale pronuncia si è concluso con il piano accoglimento del gravame proposto, ravvisando "l'assenza di ogni plausibile giustificazione del ritardo nell'emanazione del provvedimento autorizzatorio finale".