ECCESSIVA DURATA DEI PROCESSI

22/05/2014

LA CORTE COSTITUZIONALE DOVRA' DECIDERE SULLA RAGIONEVOLE DURATA DEI PROCEDIMENTI DI EQUA RIPARAZIONE


corte cost

La Corte di Appello di Firenze, con ordinanza del 13 maggio scorso, ha sollevato di fronte ai giudici della Consulta giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi 2-bis e 2-ter, della legge 24 marzo 2001 n. 89 (equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, c.d. "Legge Pinto") nella parte in cui essi trovano applicazione anche ai procedimenti di equa riparazione previsti dalla stessa legge n. 89.
L'ordinanza è stata infatti emessa a seguito della promozione, da parte di un cliente di gestione Crediti Pubblici, di un c.d. giudizio "Pinto su Pinto", in cui il ricorrente proponeva domanda di equa riparazione davanti la Corte di Appello di Firenze lamentando l'eccessiva durata di un precedente giudizio di equa riparazione svoltosi innanzi la Corte di Appello di Perugia.
La Corte di Appello fiorentina sollevava la questione di legittimità costituzionale ravvisando un contrasto tra la normativa vigente, in particolare tra:
- l'art. 2, commi 2 bis e ter, i quali - a seguito delle modifiche del D.L. 83/2012 -  prevedono che un giudizio di merito possa considerarsi dalla durata ragionevole allorquando abbia avuto una durata  di  tre  anni  in  primo grado e comunque quando il giudizio sia stato definito in  modo  irrevocabile  in  un  tempo  non superiore a sei anni,
- la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e della Corte di Cassazione la quale invece individua per un procedimento di Equa Riparazione una durata ragionevole in circa un anno e sei mesi (per un grado di giudizio, più la fase dell'esecuzione) e in due anni e sei mesi (per due gradi di giudizio, compresa la fase di esecuzione).
Secondo la Corte rimettente il "diritto vivente" (conforme alla interpretazione di CEDU e Corte di Cassazione) individua la durata complessiva di un processo ex lege 89 in due anni: tale interpretazione trova tra l'altro conforto anche nella nuova formulazione della stessa legge, la quale fissa un termine di 30 giorni per l'emissione del decreto nella fase monitoria (art. 4, comma 3) e un ulteriore termine massimo di quattro mesi per l'eventuale fase di opposizione (art. 5 ter, comma 5).
Lo Corte fiorentina, inoltre, rileva che l'individuazione del principio costituzionale della "ragionevole durata" di cui all'art. 111 secondo comma Cost. non può essere infatti avulsa dalla natura del procedimento stesso, e dalla sua "naturale" durata, che dipende in primo luogo dalla sua maggiore o minore complessità.
In questo quadro, il procedimento di equa riparazione è per sua natura destinato a durare assai meno di un giudizio ordinario di cognizione, data la semplicità dei fatti che deve accertare (la durata di un procedimento, e le ragioni della sua protrazione, di regola evincibili dalla mera produzione degli atti processuali), e le finalità a cui tende (indennizzare la violazione di un diritto fondamentale leso proprio da una precedente eccessiva durata), oltre che per la mancanza di un doppio grado nel merito.
La previsione di una "ragionevole durata" pari a sei anni  risulta pertanto incongrua, e lesiva del predetto art. 111 secondo comma Cost., oltre che dell'art. 117 primo comma, per violazione degli obblighi internazionali derivanti all'Italia dall'art. 6 (CEDU).
A questo punto, occorrerà attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale per capire quale sia la ragionevole durata dei procedimenti Pinto. Naturalmente Gestione Crediti Pubblici, tramite lo Studio Legale Frisani che assiste il ricorrente nel giudizio pinto, presenterà le proprie deduzioni, sostenendo l'illogicità e l'incostituzionalità dell'interpretazione secondo la quale sarebbe da ritenere ragionevole una durata di sei anni per i procedimenti di equa riparazione.