Glossario azione legale

Danni risarcibili: Innanzitutto il danno biologico. L'indirizzo giurisprudenziale prevalente è quello secondo cui si deve considerare tutelabile e risarcibile ogni danno di natura non patrimoniale, indipendentemente dalla prova della sussistenza di un reato, per inadempimenti contrattuali o extracontrattuali che abbiano, comunque, provocato la violazione del fondamentale diritto alla salute, garantito, come è noto, dall’art. 32 della nostra carta costituzionale (cfr. Corte Costituzionale n. 372/1994: “ il danno biologico è sempre presente nel caso di lesione e non occorre alcuna prova del bene giuridico salute

In altri termini, la prova del danno alla salute è in re ipsanella prova della lesione medesima e, dunque, il danno biologico deve ritenersi presunto.

Danno biologico

Il danno biologico è a tutti gli effetti tutelabile e risarcibile indipendentemente dalla prova della sussistenza di un reato in tutti i casi in cui sia verificata la violazione del fondamentale diritto alla salute, garantito dall’art. 32 della Costituzione: “il danno non patrimoniale conseguente all’ingiusta lesione di un interesse inerente alla persona, costituzionalmente garantito, non è soggetto, ai fini della risarcibilità, al limite derivante dalla riserva di legge correlata all’art. 185 c.p. e non presuppone pertanto, la qualificabilità del fatto illecito come reato. Il danno non patrimoniale deve essere inteso come categoria ampia, comprensiva di ogni ipotesi in cui sia leso un valore inerente alla persona, non esaurendosi esso nel danno morale soggettivo(Cass. civ., 31 maggio 2003, n. 8827).

Danno da vita di relazione

Rientra nella categoria del danno biologico anche il “danno da vita di relazione”: la menomazione dell’integrità psicofisica incide negativamente anche sulla realizzazione della personalità dell’individuo, non solo nelle attività strettamente lavorative ed economiche, ma anche nelle “attività sociali e ricreative”, che lo pongono in relazione con terzi: “in presenza di una lesione dell'integrità psicofisica della persona, il danno alla vita di relazione (come il danno estetico o la riduzione della capacità lavorativa generica) costituisce, una componente del danno biologico perché si risolve nell'impossibilità o nella difficoltà di reintegrarsi nei rapporti sociali per gli effetti di tale lesione e di mantenerli a un livello normale, cosicché anche quest'ultimo non è suscettibile di autonoma valutazione rispetto al danno biologico , ancorché costituisca un fattore di cui il giudice deve tenere conto per accertare in concreto la misura di tale danno e personalizzarlo alla peculiarità del caso. Ne consegue che, allorché si provvede all'individuazione dell'entità complessiva del danno biologico subito, il giudice deve tener conto dell'apporto delle varie voci che lo compongono e del peso che esse svolgono nella figura unitaria del danno biologico. Tale accertamento complessivo rientra negli esclusivi compiti del giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità, se esente da vizi logici (Cass. civ. 20 aprile 2007 n.9514).

Il danno pschico consiste in quelle alterazioni dell’equilibrio psichico di un soggetto, che degenera in una vera e propria malattia della psiche: “il valore uomo in quanto tale, non si esaurisce nella sola attitudine a produrre un reddito, ma esprime tutte le funzioni naturali afferenti al soggetto nella integrazione delle sue dimensioni biologiche, psicologiche e sociali” (Cass. civ. sez. III, 31 maggio 2003, n. 8827). Per quanto riguarda invece il danno morale, esso non può essere ritenuto come componente aggiuntiva del danno biologico, dovendo di contro essere considerato una autonoma voce di danno, cui la vittima ha diritto anche in tutti quei casi in cui le lesioni subite non siano conseguenza di un fatto illecito di rilevanza penale.

In altre parole il danno non patrimoniale deve essere inteso come categoria ampia, comprensiva di ogni ipotesi in cui sia leso un valore inerente alla persona.

Qualora, poi, il danno biologico sia di rilevante entità e di duratura permanenza, il danno morale, come lesione della integrità della persona non può e non deve essere liquidato come una lesione di minor conto: “ il danno morale ha una propria fisionomia, e precisi referenti costituzionali, attenendo alla dignità della persona umana e, dunque, il suo ristoro deve essere tendenzialmente satisfattivo e non simbolico” (Cass. civ. Sez. III Sent., 4 marzo 2008, n. 5795).

Infatti il giudice dovrà riconoscere il danno “morale” in qualcosa di più di quanto ha riconosciuto a titolo di danno biologico.

Legge Pinto: La c.d. Legge Pinto, dal nome del parlamentare proponente, Sen. Michele Pinto, è stata introdotta in Italia con la legge n. 89 del 24.03.2001 (www.giustizia.it), ed ha previsto la possibilità per chi è stato coinvolto da un processo civile, penale, amministrativo, pensionistico, di chiedere un indennizzo qualora la durata della procedura stessa sia stata eccessiva.   
Sostanzialmente la legge Pinto accorda, attraverso un particolare procedimento giurisdizionale, un risarcimento del danno a chiunque abbia subito un processo troppo lungo, indipendentemente dall’esito del processo stesso; la durata si considera eccessiva quando abbia superato i tre anni per il primo grado di giudizio, i due anni per l’appello e un anno per la cassazione.


Equa riparazione:  Con il termine equa riparazione da eccessiva durata del processo si intende la forma prevista dal legislatore per dare un corrispettivo a colui che ha subito un processo di durata irragionevole.


Ragionevole durata del processo:La ragionevole durata di un processo viene quantificata in tre anni per il giudizio di Primo Grado, in due per l’Appello, in uno per quello di Cassazione. Oltre tale periodo, la durata diventa “irragionevole” e determina il diritto al risarcimento del danno indipendentemente dall’esito favorevole o meno del giudizio.


Indennizzo: Con indennizzo si intende la somma che concretamente potrà essere riconosciuta a colui che ha subito un processo di eccessiva durata, somma che per essere ottenuta necessita di un particolare procedimento giudiziale, c.d. di equa riparazione; la somma risarcibile oscilla tra i 1.000 e i 1.500 euro per anno di ritardo, ovvero per ogni anno superiore al terzo.
Risarcimento  del danno non patrimoniale: è il danno che il soggetto patisce a seguito della violazione del diritto ad avere giustizia in tempi ragionevoli (oltre tre anni dall’inizio).

Corte di appello: è il giudice competente a decidere sui procedimenti di equa riparazione e presso cui andranno dunque depositati tutti i ricorsi relativi.