AMIANTO: MILITARE DELLA GUARDIA DI FINANZA IN CONGEDO OTTIENE, OLTRE AL RICONOSCIMENTO DELLA DIPENDENZA DELLA MALATTIA DA CAUSA DI SERVIZIO, QUELLO DI “VITTIMA DEL DOVERE”

AMIANTO: MILITARE DELLA GUARDIA DI FINANZA IN CONGEDO OTTIENE, OLTRE AL RICONOSCIMENTO DELLA DIPENDENZA DELLA MALATTIA DA CAUSA DI SERVIZIO, QUELLO DI “VITTIMA DEL DOVERE”

Altra grande conquista in tema di amianto per un finanziere affetto da asbestosi.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, ha infatti emesso, in data 24 gennaio 2018, il parere n. 825582017 per il riconoscimento di un appuntato scelto (in congedo) della Guardia di Finanza come “Vittima del Dovere”.

Dopo aver ottenuto il riconoscimento dell’asbestosi pleurica come causa di servizio, il suddetto Comitato ha altresì ritenuto riconducibile la malattia “alle particolari condizioni ambientali od operative di missione” (previste dall’art. 1, comma 1, lettera c) D.P.R. 7 luglio 2006, n. 243), “le quali hanno esposto il dipendente a circostanze straordinarie e fatti di servizio caratterizzati da maggiori rischi in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto ponendosi quali causa ovvero quantomeno concausa efficiente e determinante della patologia suddetta”.

Peraltro al termine “missione”, a seguito del parere del Cons. di St. n. 2526/2010, viene data un’accezione estremamente estensiva (che qui, per brevità di esposizione, non si riporta).

Ma chi è che può essere considerato vittima del dovere?

Ai sensi dell’art. 1, comma 563, L. n. 266/2005 per vittime del dovere si intendono “i soggetti di cui all’art. 3 L. n. 466/1980 e, in generale, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:

  1. a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza delle infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; d) in attività di tutela della pubblica incolumità; e) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità”.

Tale beneficio si configura come un diritto soggettivo e non un interesse legittimo, in quanto, sussistendone i requisiti previsti, i soggetti suddetti (ndr o i loro familiari superstiti) hanno una posizione giuridica soggettiva nei confronti della p.a. priva di discrezionalità in ordine alla decisione di erogazione delle provvidenze. Tale diritto, poi, non rientra nell’ambito di quelli inerenti al rapporto di lavoro subordinato dei dipendenti pubblici ed ha inoltre natura prevalentemente assistenziale, con la conseguenza che la competenza è regolata dall’art. 442 c.p.c. e  la giurisdizione è dunque del giudice ordinario, quale giudice del lavoro e dell’assistenza sociale (ex multis Cass. Civ. SS.UU. n. 23300/2016 e Cons. di St. n. 1855/2015).

Inoltre, preme sottolineare come recentemente sia stato affermato che l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile previsto in favore delle vittime del dovere deve corrispondere a quello spettante alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e deve cioè essere pari ad Euro 500,00 anziché ad Euro 258,23 (Cass. Civ. SS.UU. n. 7761/2017). Infatti, dopo che, con L. n. 350/2003, art. 4, comma 238, è stato raddoppiato l’ammontare dell’assegno vitalizio in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, per evitare un’irragionevole disparità di trattamento tra queste e le vittime del dovere, si è estesa anche a quest’ultima categoria tale previsione (già a partire da Consiglio di Stato sent. n. 6156/2013).

La questione controversa era però se fosse possibile richiedere (avendone i requisiti suddetti), oltre al riconoscimento della dipendenza della lesione/malattia da causa di servizio, la speciale elargizione per le vittime del dovere.

Le recenti pronunce giurisprudenziali (cfr Cass. Civ. SS.UU. n 759/2017, TAR Campania n. 5414/2015, Cass. Civ. n. 14483/2004) infatti riconoscono che esiste una sostanziale differenza tra il concetto di “causa di servizio” e quello di “vittima del dovere”. Mentre il riconoscimento della causa di servizio e dei relativi benefici riguarda la totalità dei dipendenti pubblici, il riconoscimento di vittima del dovere riguarda una categoria più ristretta di dipendenti pubblici ovvero gli appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, al Corpo Forestale dello Stato, alla Polizia Penitenziaria, alle Polizie Municipali ed al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.

Anche il Consiglio di Stato (parere n. 02324/2011 e sent. n. 1404/2001) si è espresso sul tema affermando che il concetto di vittima del dovere presenta caratteristiche speciali rispetto al genus della causa di servizio e deve pertanto essere tenuto distinto dal decesso (o all’invalidità permanente) in o per causa di servizio. Conseguentemente, qualora ricorrano tutti i presupposti richiesti ex lege sarà possibile ottenere oltre al riconoscimento della lesione/malattia da causa di servizio anche quello dello status di vittima del dovere, essendo ormai possibile cumulare i due benefici richiesti.

Non vi è più dubbio quindi che determinate categorie di lavoratori subiscano un’esposizione all’amianto tale da provocare le malattie asbesto correlate e che pertanto abbiano il diritto di vedersi riconosciuto tutto ciò che è previsto dalla legge!

Sei stato esposto all’ amianto? Scrivici per una consulenza gratuita in merito ai tuoi diritti!

Lo staff di Gestione Crediti Pubblici

 

 

2018-03-29T09:45:39+00:0029 Mar 2018|Danni per esposizione all'amianto|