L’EQUA RIPARAZIONE PER IRRAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO SPETTA ANCHE A CHI HA PERSO LA CAUSA

L’EQUA RIPARAZIONE PER IRRAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO SPETTA ANCHE A CHI HA PERSO LA CAUSA

La Corte di Appello di Bari, con Decreto n. 1980 del 16 luglio 2013, ha accolto l’opposizione, proposta avverso un decreto del giudice monocratico, che aveva escluso il c.d. indennizzo “Pinto” a favore del ricorrente poiché soccombente nel giudizio di cui contestava la eccessiva durata.
Ad avviso del Collegio non sarebbe corretta l’interpretazione fornita dell’art. 2 bis comma 3, della L. n. 89/2001 (c.d. Legge Pinto), introdotto con Decreto Legge n. 83 del 22 giugno 2012: secondo tale disposizione la misura dell’indennizzo per irragionevole durata del processo “non può in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice”.
Questa ambigua formulazione ha indotto, in prima istanza, a ritenere che la soccombenza del ricorrente nel giudizio presupposto, comportando il mancato riconoscimento del diritto fatto valere e di conseguenza un valore pari a zero dello stesso, impedirebbe il riconoscimento dell’indennizzo.
Tale interpretazione è errata perché, secondo la Corte pugliese, “non è ontologicamente possibile ritenere che il rigetto equivalga a un accertamento pari a zero, poiché in tal caso il giudice esclude l’esistenza del diritto e non accerta in positivo alcunché”.
L’art. 2- bis comma 3, si sostiene nella decisione, consentirebbe unicamente al giudice di differenziare le posizioni emerse nel giudizio presupposto -distinguendo ad esempio tra un accoglimento parziale ed un rigetto integrale- liquidando indennizzi anche inferiori al limite minimo di 500 euro per anno di ritardo.
Si evidenzia peraltro, in piena adesione con quanto pronunciato dalla Corte di Bari, che la decisione del giudice si pone in contrasto con le pronunce della Cedu e della Cassazione, che da sempre hanno ritenuto irrilevante la soccombenza ai fini dell’equo indennizzo. Infatti, indipendentemente dall’esito della causa, il cittadino subisce una diminuzione della qualità della vita in attesa della decisione definitiva della sua posizione processuale.

2013-10-28T12:00:00+01:0028 Ottobre 2013|Eccessiva durata dei processi, News|