Carceri

23 02, 2012

IN ITALIA CHI COMMETTE TORTURA RESTA IMPUNITO

2012-02-23T12:00:00+01:0023 Febbraio 2012|Carceri, News|

Con una sentenza del 30.01.2012 il tribunale di Asti ha ritenuto di non poter condannare quattro poliziotti penitenziari che avevano inflitto torture ad alcuni detenuti, e ciò in quanto in Italia non è previsto il reato di tortura e il giudice astigiano ha ritenuto inapplicabile l'art. 572 c.p. relativo ai maltrattamenti in famiglia. Altra sentenza del giudice di sorveglianza di Lecce ha invece concesso il risarcimento del danno biologico a quattro detenuti che avevano denunciato le condizioni inumani e degradanti in cui si trovavano, ma detto risarcimento è stato concesso facendo applicazione dell'art. 3 della CEDU. E' infine da segnalare anche la sentenza n. 6744 della IV sezione penale della Corte di Cassazione, che ha confermato la condanna ad omicidio colposo per un agente della polizia penitenziaria che non aveva evitato il suicidio di una donna, per omissione di sorveglianza sulla stessa nonostante avesse manifestato propositi autosoppressivi.

27 12, 2011

CARCERE DI SOLLICCIANO: DETENUTI IN CONDIZIONI DISUMANE.

2011-12-27T12:00:00+01:0027 Dicembre 2011|Carceri, News|

Ennesima testimonianza delle condizioni disumane in cui versano le carceri italiane. Stavolta la denuncia arriva dal carcere fiorentino di Sollicciano dove ciascun detenuto è costretto a vivere in uno spazio di tre metri (quattro persone in una cella che può contenerne al massimo due), manca l'acqua calda e addirittura la carta igienica. Di seguito si riporta il testo integrale dell'articolo apparso sull'edizione del Corriere Fiorentino in edicola il 27 dicembre 2011:

13 09, 2011

CONDANNA A FAVORE DI UN DETENUTO PER RISARCIMENTO DEL DANNO ESISTENZIALE A SEGUITO DELLE CONDIZIONI DISUMANE DELLA DETENZIONE.

2011-09-13T12:00:00+02:0013 Settembre 2011|Carceri, News|

Il Tribunale di Sorveglianza di Lecce si è espresso per la prima volta condannando con sentenza definitiva l’amministrazione penitenziaria a risarcire il danno per un importo di euro 220 ritenendo vi siano “lesioni della dignità umana, intesa come adeguatezza del regime penitenziario, soprattutto in ragione dell’insufficiente spazio minimo fruibile nella cella di detenzione”.

11 04, 2011

LE ESIGENZE DI SICUREZZA DEL DETENUTO NON POSSONO LIMITARNE LA SALUTE

2011-04-11T12:00:00+02:0011 Aprile 2011|Carceri, News|

La salute è un diritto fondamentale dei detenuti che non può essere compresso o limitato da esigenze di sicurezza. E' quanto ha stabilito la sesta sezione penale della Corte di cassazione con sentenza numero 8493 del 3 marzo in cui è affermato in modo categorico che non c'è motivo cautelare che giustifichi l'adozione di misure detentive nel caso di persona che sia portatrice di una malattia grave e che necessiti di indifferibili cure ospedaliere. Il detenuto, pur ritenuto pericoloso, qualora la sua patologia lo richieda, va comunque ricoverato in ospedale o in clinica e sottoposto al regime degli arresti domiciliari. Può essere eccezionalmente condotto in prigione solo se vi è un carcere attrezzato per assisterlo nella sua malattia. Nella fattispecie in questione si trattava di una persona nei cui confronti era stato emesso un mandato di cattura per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Il suo ricorso contro il provvedimento di custodia cautelare è stato quindi accolto dai giudici supremi, i quali hanno richiamato sia i principi della Convenzione europea sui diritti urna ni del 1950 che l'articolo 275 comma 4-ter del codice di procedura penale. In base a quest'ultimo «se sussistono esigenze cautelari di eccezionale rilevanza e la custodia cautelare presso idonee strutture sanitarie penitenziarie non è possibile senza pregiudizio per la salute dell'imputato o di quella degli altri detenuti, il giudice dispone la misura degli arresti domiciliari presso un luogo di cura o di assistenza o di accoglienza». Il giudice non ha pertanto facoltà di scelta: se valuta non curabile in carcere una persona deve obbligatoriamente concederle gli arresti domiciliari ospedalieri. Determinanti divengono a riguardo le perizie medico-legali, gli esami diagnostici e le informazioni acquisite intorno alla qualità e alle offerte di cura del servizio sanitario penitenziario. I ricoveri in stato di detenzione avvengono o nei centri diagnostici e terapeutici dell'amministrazione penitenziaria presenti negli istituti di pena, la cui dislocazione nel territorio nazionale è oggi dipendente da quanto ritenuto opportuno dalla Conferenza stato-regioni, o nei reparti detentivi ospedalieri. In ambedue i rasi la gestione è affidata dal 2008 al servizio sanitario nazionale e non più all'amministrazione della giustizia. I centri clinici penitenziari non hanno tutti la stessa fama: ce ne sono di apprezzati e completi (Pisa) e di poco accoglienti (Secondigliano a Napoli).

10 03, 2011

NESSUNA ESIGENZA CAUTELARE PUO’ ANDARE A DISCAPITO DELLA SALUTE DEL DETENUTO

2011-03-10T12:00:00+01:0010 Marzo 2011|Carceri, News|

La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha stabilito che quando i detenuti siano affetti da gravi malattie e abbiano bisogno di cure non procrastinabili gli stessi debbano essere sottoposti al regime degli arresti domiciliari o comunque ricoverati in strutture idonee (carceri attrezzate per assistenza ai malati). La Suprema Corte ha invero ritenuto che il diritto alla salute vada tutelato anche al di sopra delle eseigenze di sicurezza, richiamando a tal fine i principi della CEDU E L'ART. 275 COMMA 4-TER C.P.