Quando l’ amianto entra nelle vite delle famiglie tramite gli indumenti di lavoro.

Quando l’ amianto entra nelle vite delle famiglie tramite gli indumenti di lavoro.

C’è un uomo che lavora nel cantiere navale Breda di Marghera, è carropontista, manovra una gru.I ceppi dei freni della gru contengono amianto. Nell’officina del cantiere, inoltre, è presente un telo di cotone-amianto, gli operai ci si riparano sotto per evitare le scintille delle saldature del cantiere. Durante il turno l’ uomo, come tutti gli altri operai, indossa una tuta da lavoro.

C’è una moglie che quella tuta, portata a casa da suo marito alla fine della settimana, la spazzola e la lava settimanalmente, l’indumento  è sporco d’ amianto e  all’amianto non interessa con quanto amore quella moglie lavi la tuta per il marito. A contatto diretto con quella maledetta polvere la donna si ammala di mesotelioma pleurico. La malattia viene diagnosticata nel 2015 , il verdetto non lascia scampo e la signora muore nel 2016.

Il Tribunale di Venezia ora condanna Fincantieri- il cantiere Breda è adesso Fincantieri- e  risarcisce gli eredi e i parenti della signora. Le perizie di ufficio hanno infatti accertato il nesso di causalità tra l’ esposizione della signora alla polvere di amianto ed il mesotelioma pleurico, il periodo di latenza estremamente lungo che caratterizza l’ insorgere di una patologia asbesto correlata rispetto al periodo di esposizione del soggetto interessato ha ricondotto l’ individuazione degli anni di esposizione  in quelli compresi tra il 1973 e il 1998, gli anni di lavoro del marito. I giudici del Tribunale di Venezia, inoltre, collegano il periodo di riferimento anche agli studi della comunità scientifica , che già in quelli anni iniziava ad avvisare del pericolo dell’ amianto per la salute,  a riprova di ciò la Comunità Europea aveva emanato delle direttive per mettere in guardia le imprese: come la direttiva 769 del 1976, la 478 del 1983, infine la 610 del 1985. Ma molte aziende non misero subito in atto tutte le misure di protezione che negli anni venivano normativamente stabilite, tra queste anche il cantiere navale che utilizzò il telo fino al 1989 , mentre i ceppi dei freni della gru contenente amianto vennero tolti solo nel 1987.

Il Tribunale di Venezia decide così un primo risarcimento nei confronti del marito e della figlia della signora, si procede ad un conteggio stabilendo un importo per ognuno dei 200 giorni di malattia e di dolore della vittima. Il risarcimento per danno “catastrofale” è pari  a 88 mila 200 euro. Ma il risarcimento non si ferma qui ed il Tribunale poi risarcisce parenti e congiunti per la sofferenza che hanno patito alla morte della donna con ulteriori importi a cui vanno aggiunti interessi legali:
– il marito riceve altri 165 mila 960 euro ed ugualmente per la figlia.
–  risarciti anche la sorella ( con 24 mila 20 euro) ed il fratello (32 mila 667 euro), nonchè  la nipote (24 mila 20).

2019-01-22T22:21:05+00:0022 Gennaio 2019|Danni per esposizione all'amianto, News|