RIDOTTA LA TARI SE IL COMUNE NON SVOLGE REGOLARMENTE L’ATTIVITA’ DI RITIRO DEI RIFIUTI

RIDOTTA LA TARI SE IL COMUNE NON SVOLGE REGOLARMENTE L’ATTIVITA’ DI RITIRO DEI RIFIUTI

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 19767 del 22 settembre 2020 ha stabilito il seguente principio di diritto: “Il mancato svolgimento in fatto del servizio di raccolta, nell’irrilevanza delle ragioni da cui è determinato, va, pertanto, correttamente sussunto nella fattispecie astratta di cui alla L. n. 147 del 2103, art. 1, comma 657, e dà certamente diritto ad una riduzione quanto meno sino al 40%, o nella misura inferiore da determinarsi in relazione alla distanza della contribuente dal più vicino punto di raccolta comunale”.

La vicenda sottoposta all’esame della Corte trae origine dall’impugnazione di un avviso di pagamento con cui il Comune di Nola aveva richiesto ad una società il versamento della TARI per l’anno di imposta 2015, impugnazione motivata dal fatto che il servizio di raccolta dei rifiuti non fosse stato regolarmente svolto per tutta l’area interessata sino all’ingresso dell’attività commerciale che costituiva area di proprietà privata.

La Suprema Corte chiarisce anzitutto che il regime fiscale dei rifiuti, a partire dalla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), prevista dal D.Lgs. n. 507 del 1993, ha subito nel tempo numerose modifiche legislative e con la L. di stabilità del 2014 è stata introdotta l’imposta unica comunale comprensiva dell’Imu (Imposta municipale unica), di natura patrimoniale, della Tasi (Imposta comunale sui servizi indivisibili) e della Tari (Imposta comunale sui rifiuti), fondata sui due presupposti impositivi del possesso di immobili, collegato alla loro natura e al loro valore, e dell’erogazione e fruizione di servizi comunali.

La Tari è precisamente destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Dopo aver chiarito che la tassa è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio di smaltimento dei rifiuti, e che pertanto l’omesso svolgimento, da parte del Comune, del servizio di raccolta – sebbene istituito ed attivato nella zona ove è ubicato l’immobile a disposizione dell’utente – comporta non già l’esenzione dalla tassa, bensì la conseguenza che il tributo è dovuto ma in misura ridotta, la Corte di Cassazione precisa che ai sensi della L. n. 147 del 2013, art. 1, comma 641, la TARI è dovuta per la semplice disponibilità dell’area produttrice di rifiuti e, dunque, unicamente per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti.

L’art. 1 comma 657 della legge 147/2013 stabilisce però che vi sia una riduzione del 40% per il solo fatto che il servizio di raccolta, pur debitamente istituito e attivato nel perimetro comunale, non venga poi concretamente svolto in una determinata zona del territorio comunale, purché tale zona sia di significativa estensione.

Per zona, infatti, la Cassazione sottolinea che deve intendersi un ambito territoriale ove sia ragionevole configurare un omesso servizio, un’area quindi di considerevole estensione che, in mancanza di espresse indicazioni del regolamento comunale, sarà compito del giudice di merito individuare, ponendone come elemento costitutivo e qualificante che la stessa abbia dimensioni tali per cui l’assenza di raccolta renda impossibile la fruizione del servizio tanto da richiedere interventi sostitutivi, non rilevando se si tratti di zona pubblica o privata.

La norma dell’art. 1, comma 657, prevede poi che la percentuale di riduzione possa venire graduata in misura della distanza dal punto di raccolta più vicino.

Infine la sentenza fa riferimento anche al comma 656 del medesimo articolo che prevede una riduzione massima al 20% dell’imposta, ma mai esonero totale, laddove il servizio non venga svolto del tutto o sia svolto in una situazione di grave disfunzione o addirittura sia temporaneamente sospeso per ragioni di natura sindacale o per imprevedibili impedimenti organizzativi.

 

 

 

2020-10-03T12:30:31+02:0030 Settembre 2020|News|