Risarcimento danni da amianto: cercare di utilizzare sempre il paracadute dell’ azione civile

Risarcimento danni da amianto: cercare di utilizzare sempre il paracadute dell’ azione civile

La battaglia contro l’ amianto non finisce mai. Talvolta la giustizia non è favorevole alle vittime, troppo spesso questo accade quando si intraprende un procedimento penale. Ecco altro esempio: “Tutti assolti anche in appello a Milano gli ex vertici ed ex manager di Fiat, Alfa Romeo e Lancia, imputati per una quindicina di casi di operai morti per forme tumorali provocate dall’esposizione all’amianto negli stabilimenti dell’Alfa Romeo di Arese. (..)” ( fonte ANSA, 24 giugno 2019).

Da sempre, occupandoci di risarcimento per danni da amianto abbiamo ribadito l’ importanza dell’ azione civile, il motivo principale è la prescrizione: nel campo civile la prescrizione decorre dal momento in cui insorge la malattia ( sappiamo bene quanto sia lungolatente il danno da amianto)  e si ha piena consapevolezza che la stessa è da ricondursi alla attività illecita del proprio datore di lavoro. Orbene nel campo civile la prescrizione del danno è di natura contrattuale e quindi di durata decennale ed in particolare trattandosi di danni da rapporto di lavoro la normativa specifica ha previsto, in caso di decesso, un aumento di detto termine a 14 anni.  A ciò si aggiunga che per interrompere i termini di prescrizione nel campo civile basta una semplice raccomandata cosa impossibile nel procedimento penale.

I vantaggi non si fermano ai termini di prescrizione, ma possono essere ravvisati anche nella prova della responsabilità del legittimato passivo (in questo caso un ente e non un singolo), nella sua solvibilità, ed in una conseguente quantificazione del danno che avrà importi maggiori.

 

2019-06-26T13:03:29+01:0026 Giugno 2019|Danni per esposizione all'amianto, News|