TRASFUSIONI DA SANGUE INFETTO PRIMA DEGLI ANNI ’70: ARRIVA IL PRIMO RISARCIMENTO

TRASFUSIONI DA SANGUE INFETTO PRIMA DEGLI ANNI ’70: ARRIVA IL PRIMO RISARCIMENTO

LATINA – I test sull’epatite ancora non c’erano, ma l’ospedale doveva evitare donazioni di sangue da persone a rischio. Per questo il Tribunale di Roma ha condannato il Ministero della Salute a risarcire un uomo con circa 200.000 euro più interessi da quando ha scoperto la malattia a oggi.

La causa ha rischiato di finire in prescrizione perché parliamo di fatti di quasi cinquanta anni fa, ma alla fine è stata accolta la tesi dell’uomo. Il giudice della seconda sezione del Tribunale, Laura Scalia, afferma che “l’omessa attuazione degli indicati strumenti di normazione primaria avrebbe condotto ad un’elevata probabilità di contrazione di tutte le malattie potenzialmente veicolate dal sangue”. Una vicenda giudiziaria che apre le porte a nuovi scenari a favore dei danneggiati da emotrasfusioni. “A parte pochissime sentenze sul territorio nazionale quella di oggi è una novità assoluta – spiega l’avvocato dell’uomo – perché apre letteralmente le porte al risarcimento a quei pazienti che hanno ricevuto trasfusioni anche prima del cosiddetto scandalo del sangue infetto che riguarda i primi anni ’70 fino a metà degli anni ’90. Le trasfusioni degli anni ’60 infatti non erano ancora state contemplate nelle condanne dei giudici come ‘non controllate’ dagli ospedali locali”. Strutture sanitarie che dovevano, però, prendere le dovute precauzioni rispetto a chi donava.

 

Articolo estratto da Il messaggero

 

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2022-03-21T11:03:43+01:0015 Marzo 2022|Approfondimenti|