Trasfusione Sangue Infetto. Paziente vince causa anni ’70

Trasfusione Sangue Infetto. Paziente vince causa anni ’70

Trasfusione sangue infetto. Arriva il primo risarcimento per un paziente colpito negli anni ’70

Non tutti sanno che la legislatura inerente la somministrazione di sangue e plasma in Italia ha una lunga storia, gli anni ’60-’70 sono stati un vero e proprio spartiacque. Sino a quel momento non c’era una vera e propria normativa che legiferasse sulla trasfusione da sangue infetto.

Circolare n°50 del 28 marzo 1966

risarcimento sangue infettoLa prima disposizione in materia è datata 1966, per la precisione il 28 marzo. Quel giorno il Ministero della Sanità con una circolare n°50 metteva paletti molto precisi e netti. Testualmente vennero indicate delle linee guida dove si chiedeva di evitare di procedere nella donazione nel caso in cui il donatore avesse avuto manifestazioni di epatite virale o fosse stato a contatto con malati di epatite nei sei mesi precedenti.

Questa circolare si rivela di fondamentale importanza: riconosce che un innalzamento delle transaminasi rappresenta un segnale di un’infezione da virus epatici.

Sino a quel momento si è sempre “navigato a vista”, con un alto rischio di somministrazione di sangue e plasma non testati, con un’alta probabilità di rischio infezioni. In quel periodo la maggioranza dei contagi avveniva proprio tra i malati di talassemia ed emofiliaci costretti ad effettuare visite periodiche, oppure da pazienti che avevano dovuto ricorrere a delle trasfusioni a seguito d’incidenti. Proprio per evitare il verificarsi di questi episodi, si doveva minimizzare il pericolo, evitando donazioni da persone a rischio.

trasfusione sangue infetto

Sangue infetto risarcimento: la sentenza del tribunale di Roma

Facciamo ulteriore chiarezza sulla vicenda prendendo in esame la sentenza del Tribunale di Roma. Il Ministero della Salute fu condannato a risarcire un uomo a seguito di una trasfusione di sangue infetto avvenuta negli anni 70 con circa 200.000 euro più interessi.

Perché questo risarcimento da parte dello stato?

Al danneggiato gli fu riconosciuto un indennizzo a partire dalla scoperta della malattia fino al momento presente.

Questo ha aperto le porte a nuovi e interessanti scenari in favore dei danneggiati da emotrasfusioni; sino a quel momento i togati non avevano mai preso in carica situazioni che facevano riferimento a periodi antecedenti agli anni ’70.

I test sull’epatite ancora non c’erano, ma l’ospedale doveva evitare donazioni di sangue da persone a rischio. Sino a quel momento, si era fatto riferimento solo a casi di risarcimento che vedeva soggetti per la maggior parte coinvolti nel cosiddetto “scandalo del sangue infetto”

Scandalo del Sangue Infetto
Ha rappresentato una delle pagine più vergognose della Prima Repubblica, del sistema Italia. Nonostante si faccia riferimento a fatti ed avvenimenti accaduti negli anni ’80 e ’90, ancora oggi vede coinvolte un numero considerevole di persone. Lo scandalo del sangue infetto vide implicate migliaia di persone malate di emofilia, una malattia che causa un difetto nella coagulazione del sangue. In quel periodo, un numero imprecisato di soggetti venne infettato a seguito di trasfusioni di sangue non controllato scrupolosamente. A seguito di quello scandalo furono accusate diverse aziende farmaceutiche internazionali per aver sottovalutato il problema ed in parallelo coinvolto funzionari e dirigenti per aver omesso e sottovalutato il problema.

Non è un caso che il nostro paese sia stato condannato dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo. Migliaia di pazienti a seguito delle infezioni subite si sono rivolti all’organo europeo che ha condannato il nostro amato bel paese per la lungaggine dei processi e il ritardo nei risarcimenti. I tanti casi di epatite e di HIV avvenuti tramite la trasfusione di sangue sono stati il volano che hanno portato i ricorrenti a seguire la via del ricorso lamentando un’evidente violazione del diritto alla vita.

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    2022-09-08T13:40:55+02:0011 Maggio 2022|Sentenze|