RISARCITA DOPO VENTUN ANNI PER UNA TRASFUSIONE DI SANGUE INFETTO

RISARCITA DOPO VENTUN ANNI PER UNA TRASFUSIONE DI SANGUE INFETTO

MANTOVA. Un breve ricovero in ospedale a Viareggio durante una vacanza al mare e tre trasfusioni di sangue. Trasfusioni che le hanno cambiato la vita. La donna, oggi 50enne, ex agente immobiliare, per una sacca di sangue contaminato da Hcv, quindi non controllata, soffre di una forma di epatite cronica. Segnata dalla malattia, ha dovuto abbandonare il lavoro, ha perso il marito e alcuni amici, e soffre di vari disturbi. Ora, ventuno anni dopo quel ricovero, il Ministero della Salute e la Regione Toscana sono stati condannati dal tribunale del lavoro di Lucca a darle un indennizzo: una pensione di invalidità di 750 euro al mese. È solo un primo successo ma la battaglia processuale non è finita. Il prossimo passo sarà la richiesta di un  risarcimento all’Azienda Sanitaria di Viareggio. 

Perché tempi così dilatati per l’indennizzo? Il motivo sta nel fatto che la diagnosi è stata ufficializzata solo nel 2005, quando ormai i sintomi erano pesanti e che solo tre anni dopo é stato chiarito il nesso tra la malattia, ormai cronica, e il ricovero di sedici anni prima: l’epatite che ha colpito la donna è stata identificata nella trasfusione a cui è stata sottoposta nel 1992, durante il ricovero all’ospedale di Viareggio.

Il Ministero della salute e l’assessorato alla salute della Regione Toscana sono stati ritenuti responsabili di non avere controllato – attraverso sistemi di screening disponibili già all’epoca – la qualità del sangue in seguito rivelatosi contaminato da virus Hcv.

 

2014-03-17T12:00:00+01:0017 Marzo 2014|Danni emotrasfusioni infette, News|