Sangue infetto – Veneto: anticipare 15 milioni di euro di indennizzi statali

Sangue infetto – Veneto: anticipare 15 milioni di euro di indennizzi statali

In Veneto ci sono 1.330 persone che a seguito di trasfusioni  hanno contratto epatiti o  infezioni da Hiv a causa di sacche di sangue infetto o di emoderivati contaminati. La Regione Veneto ha dato mandato all’Azienda Zero di anticipare gli indennizzi statali previsti per il 2019 per tutti quei cittadini che a seguito di trasfusioni infette hanno contratto danni gravi e patologie irreversibili. La cifra è di  15 milioni di euro di euro. Gli anni dello scandalo del sangue infetto sono pagine dolorose della storia della sanità italiana, a cui si è cercato di porre rimedio con
la legge 210 del 1992 che stabilisce che le persone oggetto di trasfusione infetta abbiano diritto a ricevere un assegno permanente dallo Stato a parziale risarcimento delle menomazioni irreversibili riportate a causa di trasfusioni effettuate con partite di emoderivati non controllati.
Il Presidente della Regione Luca Zaia:”E’ una storia datata e dolorosissima che risale ancora agli ultimi decenni del secolo scorso” Lo scorso anno la Regione Veneto ha anticipato, sempre con i fondi della gestione accentrata del fondo sanitario regionale, 13.573.017 euro, per il pagamento di vitalizi ed arretrati a 1.340 emotrasfusi; nel 2017 la Regione ha anticipato 13.414.540 euro a 1.363 emotrasfusi, mentre a giugno 2016 furono pagati altri 14 milioni di euro a titolo di anticipo.

La Legge 210/92 aveva definito un indennizzo a favore degli emotrasfusi con sangue infetto e, alla fine degli anni ‘90, la Cassazione stabiliva la cumulabilità dell’indennizzo con il risarcimento dei danni da inoltrare al Ministero della Salute. Tuttavia, per coloro che erano stati contagiati prima degli anni ’80 non esisteva possibilità di risarcimento poiché era stato fissato un limite temporale di responsabilità: il 1978 per l’epatite B, il 1985 per l’HIV e il 1988 per l’epatite C.
Nel 2008, le Sezioni Unite della Cassazione hanno finalmente modificato questi parametri, stabilendo che la responsabilità del Ministero della Salute, nel trattamento del sangue dei donatori, deve essere attribuita fin dagli anni ’70 (quando il virus dell’epatite B era già noto), per non aver vigilato debitamente sul sangue infetto.

Esiste, quindi, la possibilità di richiedere il risarcimento dei danni subiti a causa di emotrasfusioni di sangue infetto, citando direttamente in giudizio il Ministero della Salute.

2019-02-04T21:24:32+01:004 Febbraio 2019|Danni emotrasfusioni infette, News|