Risarcimento danni da uranio impoverito2022-03-21T18:42:47+01:00
Risarcimento Uranio Impoverito

L’azione legale relativa al risarcimento danni per l’esposizione all’uranio impoverito prevede che il soggetto richiedente tale procedimento sia stato effettivamente esposto a zone radioattive, quindi, contaminate; inoltre, deve sussistere il nesso causale tra la manifestazione della malattia e l’esposizione alle fonti radioattive.

In dettaglio, è necessario che sia provato il nesso di causalità tra la malattia contratta e l’operazione bellica, o di pace, compiuta, nonché l’attività lavorativa svolta in ambiente contaminato, poiché solo in tale ipotesi risulterà conseguentemente accertabile una responsabilità nei confronti del soggetto che avrebbe dovuto adottare tutte le misure protettive necessarie.

La responsabilità per l’eventuale malattia contratta dal soggetto è riconducibile a coloro che avrebbero dovuto tutelare la salute dei soggetti loro sottoposti, quindi è necessario dimostrare che il Ministero della Difesa, in ambito militare, ovvero i relativi responsabili in ordine a ulteriori altri rapporti fossero stati a conoscenza della presenza del materiale radioattivo senza avere disposto l’adozione di protezioni.

Pertanto, la mancata informazione da parte dei responsabili dei lavoratori sia civili che militari sulla pericolosità della missione che si svolge in ambienti radioattivi, e la conseguente mancata adozione dei mezzi di prevenzione permettono un’azione di responsabilità (ex art. 2043 c.c.) nei confronti dei responsabili qualora sia dimostrato che la malattia è conseguenza certa dell’esposizione alla fonte radioattiva.

MODALITÀ E PROCEDURA DELL’AZIONE LEGALE

Prima di rivolgersi al Giudice, si procederà con un’azione di richiesta danni nei confronti dei soggetti direttamente responsabili del fatto dannoso; il D.P.R. 37 del 2009 prevede la possibilità di esperire un ricorso per risarcimento danni (ex art. 3).

Per potere dimostrare che la malattia di cui è affetto il soggetto (cittadino o militare) sia conseguenza dell’esposizione alle radiazioni di uranio sarà necessario effettuare una visita medico legale finalizzata alla rilevazione delle nanoparticelle presenti nel sangue.

Qualora quest’azione di risarcimento danni sopra indicata non avesse esito positivo sarà possibile rivolgersi al giudice competente al fine di convenire in giudizio i responsabili del fatto dannoso e richiedere  risarcimento per responsabilità  (ex art. 2043 c.c.) per aver colposamente omesso di adottare tutte le opportune cautele atte a tutelare i propri soldati dalle conseguenze dell’utilizzo dell’uranio impoverito.

Scarica il file: commissione+parlamentare+uranio+impoverito+2005.pdf

URANIO IMPOVERITO: APPLICAZIONI E CONSEGUENTI DANNI PER LA SALUTE


L’Uranio impoverito (depleted uranium) è un materiale di scarto ottenuto dal processo di arricchimento dell’uranio naturale finalizzato sia a scopi militari che civili. L’uranio arricchito è utilizzato come combustibile nelle centrali nucleari e come principale elemento detonante nelle armi nucleari.

Applicazioni civili
Nell’industria civile, l’uranio impoverito è utilizzato per la sua elevatissima densità, la notevole duttilità, l’abbondanza (da oltre 40 anni viene accumulato nei depositi di scarti radioattivi), il costo ridotto. Nel settore medicale, viene impiegato nei materiali di schermatura dalle radiazioni, mentre nelle applicazioni aerospaziali è usato come contrappeso e per le superfici di controllo degli aerei (alettoni e piani di coda). Nei pozzi petroliferi, l’uranio impoverito è contenuto nei pesi che servono per far affondare le strumentazioni specifiche nel fango del terreno.

Applicazioni militari
In ambito militare, questo metallo è usato principalmente come componente delle munizioni anticarro e in alcuni tipi di corazzatura. Debitamente legato e trattato a temperature elevate, diventa resistentissimo (come l’acciaio temperato) oltre a risultare altamente infiammabile.
La munizione all’uranio impoverito (API, Armor piercing incendiary ammunitions, munizioni incendiarie perforanti) è generalmente costituita da un rivestimento e da un “penetratore”. Il processo di penetrazione polverizza la maggior parte dell’uranio, che esplode in frammenti incandescenti (3.000°C) nel momento dell’impatto, accrescendone l’entità distruttiva.
Durante la prima guerra del Golfo, sono state esplose circa 300 tonnellate di uranio impoverito e il suo utilizzo e avvenuto anche durante i conflitti in Bosnia, nel Kosovo e nell’Operazione Enduring Freedom (OEF).

Possibili contaminazioni
Test e studi sul campo hanno evidenziato che la maggior parte delle polvere di uranio, rilasciate durante gli impatti e le esplosioni belliche, si deposita entro un raggio di 50 metri dal bersaglio, mentre le particelle più fini si disperdono nell’atmosfera per distanze di centinaia di chilometri. Le munizioni all’uranio impoverito che non colpiscono l’obiettivo, una volte rimaste sul suolo, con il passare del tempo possono ossidarsi e  disgregarsi lentamente nell’ambiente (emivita di 4,46 miliardi di anni).
Il contatto diretto e prolungato con munizioni o corazzature all’uranio impoverito può far insorgere patologie devastanti, soprattutto se i frammenti o le polveri penetrano nel corpo. Il rischio più alto, e a breve termine, per la salute umana è rappresentato dalla  tossicità chimica di questo materiale, ma anche la sua radioattività può causare problemi clinici nel lungo periodo. Il pericolo principale di contaminazione è l’inalazione, seguito dal contatto e dall’assorbimento attraverso il ciclo alimentare o l’acqua. L’assimilazione di particelle di uranio impoverito tramite le ferite, risulta altrettanto pericoloso, per il contatto diretto con i tessuti vitali.

Sindrome dei Balcani
Questa definizione comprende una serie di patologie, in particolare i linfomi di Hodgkin e altre forme di cancro che hanno colpito i militari italiani al ritorno dalle missioni di pace internazionale.
In Italia, i primi casi risalgono al 1999, quando Salvatore Vacca, un soldato di Cagliari, morì di leucemia successivamente alla missione in Bosnia. Da allora le vittime sono state decine e centinaia i soldati malati. Un rapporto effettivo tra l’esposizione all’uranio impoverito e tali malattie non è ancora stato dimostrato con certezza, anche se gli indizi sono consistenti.
Il Governo italiano ha istituito una Commissione d’inchiesta al Senato sull’uranio impoverito per mettere a fuoco le eventuali responsabilità dei vertici militari italiani e della NATO. L’inchiesta si è conclusa nel marzo del 2006.

Con una sentenza del 19 dicembre 2008 il Tribunale di Firenze, accogliendo la richiesta di parte attrice, ha definito la responsabilità del Ministero della Difesa per le patologie subite dal militare in servizio, durante la missione Ibis in Somalia, in conseguenza dell’esposizione all’uranio impoverito.

Sindrome del Golfo
Dopo il 1991, tra i reduci che combatterono la Guerra del Golfo, si svilupparo alcune patologie, denominate in seguito complessivamente GWS (Golf War Syndrome).
I sintomi riconducibili a questa sindrome comprendono disordini al sistema immunitario, disfunzioni respiratorie, epatiche e renali, fatica cronica, perdita di memoria, cefalee, febbre, dispepsia, malformazioni neonatali dei loro figli.
Tra le cause ipotizzate in relazione alla GWS, durante il convegno del Research Advisory Committee on Gulf War Veterans’ Illnessese, avvenuto nel dicembre 2005, appare anche l’uranio impoverito, insieme alle armi chimico-batteriologiche e ai vaccini sperimentali somministrati ai soldati.

ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO

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FAQ

Gestione Crediti Pubblici anticipa tutte le spese necessarie e calcola il proprio compenso esclusivamente in percentuale sull’importo liquidato dal Giudice. Nessuna somma sarà dovuta in caso di mancato recupero. In buona sostanza chi si rivolge a GCP è certo di non dover pagare nulla se non recupera il proprio credito. Si aggiunga che il più delle volte la somma che si recupera è di gran lunga maggiore di quanto lo Stato avrebbe corrisposto spontaneamente, in quanto comprende gli interessi legali, gli interessi anatocistici (interessi su interessi) e, se dovuta, anche la rivalutazione monetaria con l’effetto di coprire quasi l’intera somma dovuta a GCP così che il più delle volte il costo è pari a zero.

Solo nel caso in cui il cliente riceva il risarcimento, a GCP viene riconosciuta una percentuale direttamente sull’importo della somma liquidata dal Giudice.

No, nel caso di mancato risarcimento il cliente non deve sostenere nessuna spesa.

Il compenso professionale dell’avvocato è a carico di Gestione Crediti Pubblici.

I vantaggi per il cliente non si limitano al risparmio di tempo ed energie, ma sono soprattutto di natura economica. Scegliere GCP non rappresenta infatti una spesa, bensì un guadagno per il cliente. Come è possibile? Lo Stato, di fronte alla semplice richiesta di un privato o di un’impresa, paga (con i noti ritardi) il minimo cui è tenuto per legge, cioè la cifra del credito pregresso con l’aggiunta dei soli interessi legali. Con Gestione Crediti Pubblici si ha invece la possibilità di recuperare rapidamente non solo il credito e gli interessi, ma anche la rivalutazione monetaria, se dovuta, e gli interessi anatocistici (cioè gli interessi maturati sugli interessi), somme che al privato cittadino non verrebbero mai corrisposte spontaneamente seguendo l’iter ordinario del rimborso o del pagamento.

Basta contattare lo staff di GCP che richiederà un’analisi precisa (e gratuita) dei fatti e degli elementi di rischio in base ai quali si desidera procedere legalmente. In seguito, dopo una preliminare valutazione della situazione effettiva, viene definito, caso per caso, il protocollo di analisi e di documentazioni da compiere.

Il materiale necessario va valutato singolarmente da caso a caso. Una volta contattato il nostro staff, è necessario effettuare una prima valutazione in modo da accertare la reale fattibilità dell’azione legale. I nostri esperti dovranno, in pratica, documentazione alla mano, verificare se esistano o meno gli estremi per procedere alla richiesta di un risarcimento del danno.

Dopo avere raccolto le informazioni di base con la prima telefonata, GCP procede a raccogliere la documentazione medica del cliente.
Si fa quindi visionare la documentazione al medico legale e se il medico ravvisa gli estremi per procedere si informa il cliente che si può procedere.
Si procede quindi alla firma del contratto e dei documenti necessari (presso la sede di GCP oppure presso un notaio in zona del cliente).
Una volta raccolta tutta la documentazione si effettua un tentativo stragiudiziale, mettendo in mora il soggetto legittimato passivo (ad esempio il Ministero della Difesa, nel caso di soggetti che hanno svolto servizio militare) tramite raccomandata a/r.
Se GCP riceve una risposta a seguito della raccomandata si intavola una trattativa, altrimenti (come succede nella maggior parte dei casi) bisogna procedere con un’azione legale. Si individua quindi il tribunale competente e si avvia una causa legale.

Possono richiedere il risarcimento tutti i soggetti che siano venuti a contatto con l’uranio impoverito, sia per missioni militari che nel corso di operazioni civili.

Si. Le spese mediche di genere vario, sostenute o da sostenere, sono dovute, in quanto documentate, ovvero presumibili e notorie quali normali effetti dell’evento lesivo.

Sì. È possibile richiedere il danno in caso di morte dei congiunti a causa di patologie derivanti dall’esposizione all’uranio impoverito.
Un’importantissima sentenza del Tribunale di Roma (Sent. n. 10413 del 2009) ha espressamente riconosciuto le tipologie di danno subite dagli eredi del congiunto morto a seguito di una malattia contratta per esposizione a tale materiale.
Tipologie di danno possibili:

1) Danno jure proprio
– Danno non patrimoniale: descritto nella forma del danno morale e non del danno biologico poiché quest’ultimo sarebbe risarcibile solo nel caso in cui la sofferenza per la perdita del congiunto permanga, con la stessa intensità e con le medesime conseguenze, per tutta la vita; è escluso anche il danno esistenziale.
– Danno patrimoniale.

2) Danno jure ereditatis
– Danno sia biologico che morale: da liquidarsi in via equitativa tenendo conto delle condizioni soggettive della vittima.
“Questo è un danno nel quale i fattori della personalizzazione debbono valere in un grado assai elevato e, per questa ragione, non può essere liquidato attraverso l’applicazione automatica dei criteri contenuti nelle tabelle utilizzate dai Tribunali, ma deve essere compiutamente adeguato al caso concreto

È necessario procedere a una valutazione individuale di ogni singolo caso.
In primo luogo occorre definire se una data persona sia da considerarsi un “soggetto a rischio” o meno. A tale fine è necessario stabilire se sia sufficiente basarsi su una probabilità di rischio, ad esempio del 10%, oppure se debba esserci un grado maggiore di probabilità e, conseguentemente, si pone il problema di chi sia autorizzato a stabilire questo grado di probabilità, cioè: la “condizione necessaria”.

Potrebbe considerarsi “soggetto a rischio” chi si è trovato vicino a un obiettivo colpito da un proiettile all’uranio (o da nanoparticelle di proiettili convenzionali), ma contemporaneamente non è facile definire il parametro della vicinanza rispetto a un obiettivo colpito. Vicinanza che può significare, da parte del soggetto, il trovarsi a 5 metri dall’obiettivo, o a 50 o a 500 metri, o a 5 chilometri?
In sostanza, è necessario conoscere le “storie operative” di ciascuna persona.
Gli effetti che possono manifestarsi variano in base a numerose condizioni. In ordine all’esplosione di munizioni le situazioni possono differenziarsi allorché l’obiettivo, carro armato, bunker, edificio, sia stato colpito da proiettili anticarro, i quali contengono qualche decina di grammi di uranio impoverito, oppure da un missile da crociera che, negli alettoni, contiene ne contiene delle barre da 300 kg.
Inoltre, in relazione alla pericolosità delle nanoparticelle, occorre stabilire che il soggetto che abbia ingerito, o aspirato, particelle a distanza (da definire) da un obiettivo colpito è sottoposto a maggiori rischi di malattia rispetto al soggetto che abbia toccato, a mani nude, proiettili e residui di proiettili (nelle disposizioni di sicurezza emanate fin dal 1984 si precisa che i rischi da considerare riguardano anche il maneggio di materiale bellico, a freddo).
In sintesi, pronunciarsi su un legame probabilistico senza aver dato una risposta a taluni quesiti similari a quelli sopra accennati, risulta del tutto vano, quanto meno al fine di stabilire a chi concedere specifici risarcimenti.

Circa il pericolo dello sviluppo di patologie tumorali, e di altro tipo, in relazione all’esposizione all’uranio impoverito, si deve ricordare quanto disposto dalla Legge 27 del 2001 (e in dettaglio, dall’articolo 4 bis del testo), con cui il legislatore, in conformità con tale potenziale rischio, imponeva una campagna di monitoraggio sanitario delle condizioni di salute dei cittadini italiani che “a qualunque titolo hanno operato od operano nei territori della Bosnia Erzegovina e del Kosovo”. Prescrizioni attuate con il Decreto del 2 ottobre del 2002 del Ministero della Salute.

Si deve procedere con un attento monitoraggio delle patologie che si riscontrano su persone e animali che sono costretti a vivere in prossimità di ambienti contaminati. Ad esempio, nel caso del poligono di addestramento del Salto di Quirra è stato proposto un progetto di analisi epidemiologica che sarà prossimamente esteso anche ai paesi confinanti.
Il D.P.R. 37 del 2009 fornisce una tutela anche per “i cittadini italiani residenti nelle zone adiacenti alle basi militari sul territorio nazionale presso le quali è conservato munizionamento pesante o esplosivo e nelle aree di cui alla lettera b). Per zone adiacenti si intendono quelle rientranti nella fascia di territorio della larghezza di un 1,5 km, circostante al perimetro delle basi militari o delle aree di cui alla lettera b)”.

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